INTELLIGENZA DEL CORPO E DELLA MENTE di Luigia Bertelli

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INTELLIGENZA DEL CORPO E DELLA MENTE di Luigia Bertelli

Se cerchiamo sul dizionario il termine intelligenza, leggiamo che proviene dalla parola latina intellìgere, formata da intra, dentro, e lègere, raccogliere, scegliere, discriminare, quindi vedere dentro, discernere.

Cosa si intende per intelligenza del corpo? Cosa vuol dire avere un corpo intelligente? Il corpo intelligente per definizione stessa, è capace di discernere le sensazioni, sentire e comprendere, in ultima analisi di osservare sé stesso.

lo stato della mente nell’āsana

Attraverso gli āsana, con gli āsana e negli yogāsana, come direbbe Prashantji Iyengar, (Actions & Sensations – Prashant Iyengar – 16 Gennaio 2000) noi educhiamo il corpo all’osservazione interna, prendiamo consapevolezza degli effetti che le azioni durante un āsana producono nelle varie parti: negli organi, nei muscoli, nella pelle, ad esempio, in Taḍāsana la percezione dell’alluce controlla l’intera posizione.

Attraverso la percezione dell’alluce, quindi attraverso la via sensoriale che dall’alluce ritorna al cervello, avviene la coordinazione per la via motoneurale, la risposta che dall’esterno ritorna al cervello. In un āsana non si tratta tanto di fare e rifare, ma si tratta di “sentire”. La posizione diventa allora “Pratyaharāsana”1, lo stato mentale nell’asana tale da portare l’osservazione verso l’interno. Deve esserci percezione della posizione, studiare cosa succede all’interno per poter coordinare. Con il tempo, con la pratica, si comincia a percepire con maggiore sensibilità come creare delle azioni in parti sempre più distinte e specifiche e ci si accorge che le varie azioni concorrono a creare degli effetti, dei cambiamenti significativi nell’intera percezione dell’āsana.

Abijata Iyengar così definisce un āsana (da appunti di Gabriella Giubilaro in una lezione di Abhijata del 2016 a Pune): “…è uno stato in cui colei/colui che la esegue deve adattare ed assumere una particolare posizione che va provata e riprovata fino alla giusta configurazione, attraverso lo studio (svādhyāya).

Disporre il corpo in una posizione significa creare un’azione, e risistemarlo nella stessa posizione significa introdurre una riflessione nell’azione o nelle azioni che creiamo.

Dopo aver creato un’azione, si deve osservare, ri-pensare, ri-flettere sulle parti del corpo sottoposte al lavoro e su quali siano quelle che invece devono non lavorare, ossia devono rimanere neutrali…. Durante l’esecuzione di un āsana questa successione di azioni, non riflessioni e reazioni fanno sì che il praticante sviluppi l’intelligenza in maniera sensibile e accurata per controllare ogni sua estremità, dall’inizio alla fine.

Nel nostro sistema dello Yoga Iyengar ci sono molti modi di fare un āsana. Lo sviluppo della sensibilità permette di capire i diversi effetti dei diversi modi di praticare. Abijata spiega che se si pratica ad esempio Adho Mukha Śvanāsana con la fronte sulla coperta, il cervello avverte la sensazione di freschezza, mentre se è la sommità della testa ad essere appoggiata sulla coperta, il cervello diventa comunque chiaro e fresco, ma in un modo diverso; lo stesso āsana si può eseguire con le mani più elevate col fine di portare il lavoro sulle scapole, oppure con i piedi più alti per estendere meglio le gambe.

Per capire lo yoga si deve capire prima il corpo.

Iyengar introdusse l’uso dei supporti per compassione nei confronti di quelle persone che avevano degli impedimenti fisici. D’altronde i supporti, quali mattoni, cinture, sgabelli, sedie e decine di altri, servono soprattutto a risvegliare o sensibilizzare le parti del corpo, a creare intelligenza laddove altrimenti si impiegherebbe tanto altro tempo per ottenere un risultato efficace.

Gli āsana hanno la funzione di coltivare l’intelligenza del corpo.

Spetta a noi capire come migliorare attraverso la disciplina e lo sforzo, ma quando è che ci si deve accontentare, quando è che possiamo essere soddisfatti del risultato? Se mi sento soddisfatto pur non facendo del mio meglio, non ottengo alcun vantaggio. Sia un blando impegno che uno troppo intenso non portano risultati.

Dov’è la mente? Dov’è il corpo? Dov’è l’anima? Non è possibile delimitare dove finisca il corpo e dove inizi la mente, non esiste un confine delimitato della mente e della coscienza del Se. – Da un sutra di Patañjali (I. 14): – Abhyasa: sa tu dīrghakāla nairantarya satkāra āsevitaḥ ḍṛdhabhūmiḥ – Una pratica continuativa e devota è la solida base per fermare le fluttuazioni della mente –

Quando si ha la rinuncia, vairagya? Se nel praticare un āsana non mettiamo il massimo dell’impegno, è pochezza spirituale. Bisogna sforzarsi di migliorare. Praticare un āsana non è allungare il corpo in sé, ma dev’essere l’espressione della nostra intelligenza. Quando la mente è consapevole delle braccia, del torace, del bacino, senza parti oscure o dimenticate, allora la nostra intelligenza si esprime. L’āsana deve migliorare al punto di portare la nostra intelligenza a raggiungere ogni angolo del corpo. Solo allora si può accontentare. La soddisfazione deve venire automaticamente. Come un fiore sboccia quando è il momento, una continua pratica zelante, senza alcuna interruzione produrrà automaticamente il soddisfacimento. Dal un altro sutra di Patañjali: (II. 1)-Tapah Svadhyaya, Iśvarapraṇidhāni kriyā yoga -: – Prima di tutto dobbiamo avere tapas, il fuoco, l’ardore. La mente nell’āsana dev’essere una lente d’ingrandimento usata per capire la mente-”.

come Michelangelo

Guruji Iyengar scrive: “All’inizio della pratica il corpo è come un masso. Per avere una buona percezione di un’azione c’è bisogno di un maggior tempo. Dobbiamo quindi iniziare frantumando questo masso in molecole e atomi prima di fare esperienza degli effetti di un’azione.” (B.K.S Iyengar, Aṣṭadaḷa Yogamālā, vol. 7).

Nel movimento e nelle azioni che concorrono a creare un āsana noi ci avvaliamo di informazioni propriocettive, vestibolari, enterocettive e cutanee che arrivano al midollo spinale, al midollo allungato e all’encefalo che le elabora e le integra in un sistema complesso che invia a sua volta i comandi alla periferia tramite i motoneuroni. Questa è l’intelligenza del corpo e della mente. La mente in senso lato elabora e costruisce l’āsana, utilizzando anche la memoria fornita dall’apprendimento.

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